Guida al Cloud: 8 errori da evitare
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Il cloud può semplificare lavoro e collaborazione, ma può anche diventare una fonte di costi inattesi, rischi e disordine. Gli errori più comuni non sono “tecnici” in senso stretto: sono scelte sbagliate all’inizio e gestione approssimativa nel tempo.
Qui trovi gli errori da evitare, spiegati in modo operativo.
Errore 1: pensare che “cloud” significhi automaticamente “backup”
È l’equivoco numero uno. Molti servizi cloud proteggono l’infrastruttura, ma non equivalgono a un backup completo contro cancellazioni accidentali, errori umani, versioni sovrascritte o account compromessi.
Cosa fare: definire una strategia di backup separata (con retention e ripristino testato) e chiarire cosa è incluso nel servizio e cosa no.
Errore 2: migrare tutto insieme, senza mappa e priorità
La migrazione “big bang” spesso crea stress, blocchi operativi e resistenze interne. Il cloud funziona quando si migra con logica: applicazioni critiche, dati sensibili, dipendenze, utenti, accessi.
Cosa fare: partire con una mappa semplice (cosa usiamo, chi lo usa, quanto è critico), poi migrare per fasi e con una finestra di rollback.
Errore 3: permessi troppo larghi (il classico “chiunque può vedere tutto”)
Condivisioni generiche e permessi “a pioggia” sono una scorciatoia che poi si paga. Nel cloud, il rischio non è solo la fuga di dati: è anche la confusione (duplicati, documenti non versionati, file “definitivo_finale2”).
Cosa fare: progettare cartelle e permessi per ruoli, mantenere gruppi (non permessi per singola persona) e stabilire regole minime di naming/versioning.
Errore 4: ignorare identità e autenticazione (la sicurezza parte dagli account)
Se un account viene violato, il cloud diventa un acceleratore del problema. Password deboli, riuso credenziali e assenza di MFA sono ancora oggi tra le cause più frequenti di incidenti.
Cosa fare: MFA obbligatoria sugli account, policy password sensate, gestione del ciclo di vita utenti (ingresso/uscita), accessi amministrativi separati.
Errore 5: non definire un “modello di lavoro” (collaborazione senza regole)
Il cloud migliora la collaborazione solo se è chiaro come si lavora: dove si salvano i file, come si condividono, come si gestiscono le versioni, chi approva cosa. Senza modello, le persone ricreano il vecchio mondo: allegati via mail, cartelle duplicate, caos.
Cosa fare: poche regole semplici, condivise e applicabili. Meglio 5 regole rispettate che 30 ignorate.
Errore 6: sottovalutare connettività e continuità operativa
Il cloud dipende dalla rete. Se la connessione è instabile, “il cloud non funziona” diventa una frase quotidiana. E se manca un piano di continuità, ogni disservizio si trasforma in fermo.
Cosa fare: verificare banda e stabilità, prevedere ridondanza dove serve (anche solo un backup di connettività), definire cosa si fa in caso di down.
Errore 7: non controllare i costi (il cloud non è caro: è facile farlo diventare caro)
Molti scoprono dopo mesi che il cloud “costa più del previsto” perché hanno scelto piani sovradimensionati, licenze inutilizzate o storage cresciuto senza regole.
Cosa fare: monitorare utenti attivi, licenze assegnate, storage e crescita; impostare soglie e pulizie periodiche; evitare “tutto premium per tutti” se non serve.
Errore 8: pensare che il lavoro finisca dopo l’attivazione
Il cloud è un sistema vivo: utenti cambiano, dati crescono, device si rinnovano, minacce evolvono. Se non c’è gestione, arriva l’entropia.
Cosa fare: prevedere una governance minima (revisioni trimestrali di permessi, costi, backup, sicurezza) e un referente interno, anche piccolo.
Mini-check finale (essenziale)
- Backup vero e ripristino testato
- MFA e gestione account/ruoli
- Permessi per gruppi e cartelle ordinate
- Migrazione a fasi, con priorità
- Controllo costi e licenze nel tempo
Può esserlo molto, ma dipende da configurazione, permessi e gestione identità.
Dipende da esigenze, connettività e processi. Spesso il modello ibrido è il più pragmatico.
Pensare che cloud = backup e scoprire troppo tardi che non si riesce a ripristinare ciò che serve.
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